Offerte del Mese - Febbraio 2011
Ritratto
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...Spunti di riflessione...
Arteterapia e Artbrut
Niente si sà, tutto si immagina.
(Federico Fellini)
L'arte da forma alla follia anzichè reprimerla.
(James Hillman)
Chi può fare arte? Chi può considerarsi artista?
Non è facile stabilirlo, ma quantomeno possiamo far ritornare alla memoria che fin dall'antichità l'arte è stata usata come mezzo di benessere e di guarigione, praticata da tutti senza distinzioni.
Già nel 500 a.C. gli antichi Egizi incoraggiavano le persone affette da disturbi mentali a "perseguire interessi artistici e frequentare concerti e balletti", poiché si credeva che con la pratica di tali attività si liberassero sentimenti e tensioni.
Durante il Rinascimento, in Europa, la concezione dell'arte e soprattutto dell'artista, subiscono una radicale trasformazione; all'artista, infatti, viene riconosciuta l'importanza del suo ruolo, gli viene attribuita una particolare sensibilità e l'arte viene vista come uno strumento che gli consente di redimersi dalla follia. Il rapporto tra arte e salute mentale cambia, viene delegato solo a particolari individui: non è più un'esperienza accessibile a chiunque.
Nel XX secolo si hanno i primi passi verso l'arte terapia ed il merito, almeno agli inizi, si deve a Sigmund Freud, che per primo analizza l'importanza dell'inconscio, del sogno.
Successivamente gli studi di Carl Gustav Jung, e in particolare la sua analisi degli archetipi universali ha contribuito molto alla diffusione delle arti nel setting terapeutico (1).
Il concetto di Artbrut (arte grezza, in italiano), è stato coniato da Jean Dubuffet nel 1945 per indicare quelle produzioni artistiche realizzate da artisti non professionisti, psichiatrici e non che operano al di fuori delle norme estetiche convenzionali. Egli si riferiva ad un'arte spontanea senza pretese culturali, per lui l'agire creativo è l'anima, l'azione dà certezze.
Vediamo quindi accostarsi e talvolta mescolarsi l'arte consapevole con l'arte inconsapevole. Andreoli sostiene che l'arte è esperienza, evoluzione concreta, e nell'espressione artistica follia e normalità non sono contrapposte.
Alla fine del XIX sec. nasce l'educazione artistica centrata sul bambino. A Vienna un gruppo di intellettuali e artisti si ribellano all'arte tradizionale accademica. Nello stesso periodo un fenomeno analogo si sviluppa negli Stati Uniti, grazie all'insegnante Florence Cane, la cui sorella Margaret Naumburg è considerata la fondatrice dell'Arteterapia in America. Quest'ultima, di formazione psicologa, artista dilettante, più tardi diventa psicoanalista.
Inizialmente parla di "libera espressione artistica" solo successivamente propone una definizione di arteterapia: "le tecniche dell'arteterapia si basano sulla consapevolezza che ogni individuo, formato artisticamente o meno, ha la capacità latente di rendere i propri conflitti interni in forma visuale".
Dovremo dunque dividere l'arte estetica da quella inestetica? L'arte "piacevole", da quella "meno piacevole"? Piacevole a cosa, alla vista? alle emozioni?
Giudicare implica conoscenza, ergersi su un piano di superiorità.
Probabilmente l'arte è per tutti, nel senso che tutti la possono praticare e trovarne giovamento, senza distinzioni.
bibliografia
(1) "Arte terapie e Counseling Espressivo" Giusti, Piombo - Edizioni Aspic
"Nel regno dell'immaginazione, da Jung alla pedagogia immaginale" Marina Berioglio - Moretti e Vitali editore
"L'educazione artisitica" Ricci, Bersi - Zanichelli editore
per vedere un video di approfondimento sull'artbrut clicca qui
Lisa Massei
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